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Ritorno

ritorno

Ormai è quasi un anno che non scrivo più in questo blog. Dopo un così lungo periodo di tempo ritorno a leggere i “vecchi” articoli, che pur avendo ormai spento la prima candelina, sembrano comunque molto attuali. Ancora oggi, in un periodo di grave crisi economica, continuiamo a occuparci dei vari scandali politici che coinvolgono il nostro paese, non curandoci dei milioni di cittadini alle prese con i problemi di tutti i giorni. In quest’anno di tempo sono successe molte cose che hanno interessato in maggior modo i giornali e i dibattiti, argomenti sui quali mi sarebbe piaciuto molto scrivere, cosa che invece non ho fatto a causa della mia momentanea pausa di riflessione. Il risultato di questa pausa è stato l’amplificarsi della mia voglia di  raccontare e di esprimere opinioni, soprattutto alla luce dei vari scandali che hanno e tuttora stanno colpendo il nostro paese in silenzio, senza che molti cittadini possano venirne a conoscenza. Concludendo, mi pongo come obbiettivo lo scrivere i fatti del nostro paese (e non) ancora per molto tempo, magari nella speranza di poterlo fare riguardo eventi positivi e produttivi per la nostra amata/odiata Italia.

Perché Berlusconi non dice dove ha preso i capitali Fininvest?

di marco travaglio:

Francesco Giuffrida, vicedirettore della Banca d’Italia a Palermo e consulente della Procura antimafia del capoluogo siciliano nel processo Dell’Utri a proposito della misteriosa provenienza dei capitali della Fininvest, venerdì scorso ha “raggiunto un accordo transattivo”  con la stessa Fininvest nella causa civile per danni che il gruppo Berlusconi gli aveva intentato lo scorso anno. In cambio del ritiro della denuncia, Giuffrida dichiara che la sua consulenza depositata nel 1999 sulle operazioni “anomale” riscontrate nei finanziamenti alle holding di controllo della Fininvest a cavallo tra gli anni 70 e 80 era soltanto “parziale” e “non definitiva”, visto che si interruppe sul più bello nel 1998 con l’archiviazione del fascicolo aperto a carico di Silvio Berlusconi (per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco) per decorrenza dei termini d’indagine. Fin qui, nulla di nuovo: la circostanza era già stata precisata dai pm e da Giuffrida al processo Dell’Utri.
PROVVISTA INTERNA? La novità è che Giuffrida dichiara di essersi sbagliato quando, sotto giuramento dinanzi al Tribunale, sostenne che alcune operazioni finanziarie erano “anomale” e che 113 miliardi di lire dell’epoca (pari a circa 300 milioni di euro di oggi, in parte addirittura in contanti e assegni circolari) erano “flussi di provenienza non identificabile”: ora, otto anni dopo, ha avuto una folgorazione e improvvisamente ha scoperto che “le operazioni erano tutte ricostruibili e tali da escludere l’apporto di capitali di provenienza esterna al gruppo Fininvest”. La provvista dei soldi dunque non era esterna, come da lui sostenuto al processo sotto giuramento, ma “interna”. In pratica, i soldi a Berlusconi li dava Berlusconi stesso. Nessun sospetto di capitali mafiosi o poco trasparenti, dunque. Il Cavaliere è candido come giglio di campo, limpido come acqua di fonte. Tutto è bene quel che finisce bene (anche se resta da capire chi finanziava Berlusconi per consentirgli di finanziare se stesso).
Sulle ali dell’entusiasmo, i giornali del Cavaliere traggono deduzioni mirabolanti. “Libero”: “Su Silvio un mucchio di balle”, “Ritratta tutto il perito dei giudici che accusò Fininvest di essere nata con i soldi della mafia. E’ la fine di una persecuzione e dei teoremi di Travaglio & C.”. “Il Giornale” titola: “Crollano i teoremi sulla nascita della Fininvest”; sotto, un cronista appena licenziato da Repubblica perché avvertiva il Sismi di quel che scrivevano i suoi colleghi, racconta a modo suo “Il partito di Giuffrida che ha ispirato libri e show. Da Travaglio a Grillo e Luttazzi, così la sinistra ha elevato il funzionario di Bankitalia a eroe della resistenza anti-Cavaliere”. L’on. avv. Nicolò Ghedini si sporge un tantino oltre: “Berlusconi ha creato ricchezza e decine di migliaia di posti di lavoro in modo assolutamente corretto. Oscuri giornalisti sono diventati famosi e analfabeti di ritorno sono diventati scrittori, diffamando Berlusconi in merito all’origine del suo patrimonio. Molti dovrebbero scusarsi con lui”. L’On. Avv. non spiega chi avrebbe diffamato il Cavaliere, visto che tutte decine di cause civili intentate da lui e dai suoi cari contro i giornalisti (ma anche contro Daniele Luttazzi e Carlo Freccero) che hanno raccontato i misteri delle sue fortune sono finite con l’assoluzione dei denunciati e la condanna di Berlusconi & C. a rifondere le spese processuali. In ogni caso, se un consulente dichiara una cosa in un pubblico dibattimento, un giornalista la riferisce e poi il consulente ritratta, perché mai dovrebbe scusarsi il giornalista?
FATTI NUOVI O BUGIE? Spetta ora a Giuffrida spiegare quali fatti nuovi (non indicati nella transazione firmata venerdì) l’abbiano indotto al clamoroso voltafaccia. In caso contrario, spetterà eventualmente alla magistratura accertare quando il consulente abbia mentito: se al processo Dell’Utri (sotto giuramento) o nella transazione con la Fininvest. E, soprattutto, perché. Tantopiù che Giuffrida ha firmato la resa da solo, all’insaputa dei suoi legali, gli avvocati Maria Taormina Crescimanno e Antonio Coppola, che sabato l’hanno scaricato con una secca nota all’Ansa: “Il dottor Giuffrida ha personalmente ricevuto la proposta di transazione dalla Fininvest e solo il 18 luglio ha sottoposto ai suoi legali una bozza di accordo che gli stessi non hanno condiviso, ritenendo che quanto affermato nel documento non corrispondesse alle reali acquisizioni processuali. Il successivo 26 luglio il dottor Giuffrida ha inviato all’avvocato Coppola il testo della bozza parzialmente corretto. Consultatisi i difensori hanno tuttavia ritenuto di non condividere la proposta di transazione. Ieri i difensori hanno saputo dai media, e solo
successivamente da Giuffrida, della stipula dell’atto che non hanno sottoscritto e che non sottoscriveranno non condividendo la ricostruzione dei fatti e le affermazioni in esso contenute” (dal che si deduce, tra l’altro, che l’atto diffuso dalla Fininvest e pubblicato da “Libero” con i loro nomi tra i firmatari, è un falso).
Noi, come facemmo con la consulenza del 1999, riferiamo anche la ritrattazione del 2007. E possiamo comprendere il tormento di un uomo solo che si trova chiamato in giudizio da un gruppo tanto influente sul piano politico, mediatico e finanziario. Ma, visto l’uso disinvolto che si fa della transazione a tarallucci e vino, qualche precisazione s’impone.
1) Dell’Utri è stato condannato dal Tribunale di Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, e non per riciclaggio. Dunque non in base alla consulenza Giuffrida, ma a una gran mole di prove (i giudici parlano di “imponente produzione di documenti rappresentativi di fatti, persone e cose mediante fotografie e filmati tv; perquisizioni nei luoghi di pertinenza anche di Dell’Utri; intercettazioni telefoniche e ambientali; sequestri di cose pertinenti ai reati e di documenti presso istituti di credito”). Correttamente la II sezione ha preso atto delle dichiarazioni di Filippo Alberto Rapisarda e dei mafiosi pentiti Francesco Di Carlo, Gioacchino Pennino e Tullio Cannella (in parte ritrattate in udienza dagli ultimi due) sul riciclaggio di denaro della mafia da parte della Fininvest, ma le ha ritenute insufficienti per trarne conclusioni così gravi. Quanto alla consulenza Giuffrida, gli stessi giudici la definiscono fondata su “una parziale documentazione”. E osservano che “evidenzia la scarsa trasparenza o l’anomalia di molte operazioni effettuate dal gruppo Fininvest negli anni 1975-1984”, ma soprattutto che Giuffrida “non ha trovato smentita dal consulente della difesa Dell’Utri”: il professor Paolo Iovenitti.
2) Per tentar di dimostrare che le operazioni sospette erano regolari e trasparenti, Dell’Utri getta in pista Iovenitti, luminare della Bocconi. Il quale però, in udienza, è costretto ad ammettere, dinanzi alle contestazioni dei pm e di Giuffrida, che alcune operazioni erano “potenzialmente non trasparenti”. Scrivono i giudici: “Non è stato possibile, da parte di entrambi i consulenti, risalire in termini di assoluta certezza e chiarezza all’origine, qualunque essa fosse, lecita od illecita, dei flussi di denaro investiti nella creazione delle holding Fininvest. E allora le ‘indicazioni’ dei collaboranti e del Rapisarda non possono ritenersi del tutto ‘incompatibili’ con l’esito degli accertamenti svolti (…). La consulenza Iovenitti non ha fatto chiarezza sulla vicenda in esame, pur avendo il consulente della difesa la disponibilità di tutta la documentazione esistente presso gli archivi della Fininvest”. Ora la ritrattazione di Giuffrida “scavalca” addirittura il consulente Fininvest che – si legge nella sentenza – “non ha contribuito a chiarire la natura di alcune operazioni finanziarie ‘anomale’ e a evidenziare la correttezza delle risultanze societarie, contabili e bancarie del gruppo Fininvest, in modo da escludere una volta per tutte la possibilità che Dell’Utri avesse utilizzato la Fininvest per la sua attività di riciclaggio”. Possibile che il consulente dell’accusa, in assenza di fatti nuovi, sia diventato più “buono” di quello della difesa?
 -PERCHE’ NON PARLI? Su un punto i berluscones hanno ragione: questa storia delle origini misteriose dei capitali Fininvest si trascina da troppo tempo. Ma chi meglio del titolare, cioè di Silvio Berlusconi, potrebbe fare piena luce? L’occasione d’oro gli si presenta il 26 novembre 2002, quando il Tribunale di Palermo che processa Dell’Utri gli rende visita a domicilio a Palazzo Chigi, con gran seguito di pm, avvocati e consulenti, per interrogarlo in veste di indagato di reato connesso. Ma lui, invece di chiarire una volta per tutte dove ha preso quei soldi, si avvale della facoltà di non rispondere. Il pm Ingroia lo stuzzica: “La sua deposizione sarebbe preziosa per dare un importante contributo all’accertamento della verità”.E snocciola le questioni che giudici e pm han deciso di sottoporgli: “I rapporti del sen. Dell’Utri con Rapisarda, Gaetano Cinà, Vittorio Mangano, la provenienza dei capitali…”. Il premier pare tentato di replicare, ma Ghedini lo stoppa, ribadendo la di lui intenzione di tenere la bocca chiusa. Giudici, pm e avvocati se ne tornano a Palermo a mani vuote. Scriverà il Tribunale nella sentenza Dell’Utri: “Il premier si è lasciato sfuggire l’imperdibile occasione di fare personalmente, pubblicamente e definitivamente chiarezza sulla delicata tematica, incidente sulla correttezza e trasparenza del suo precedente operato di imprenditore che solo lui, meglio di qualunque consulente o testimone, e con ben altra autorevolezza e capacità di convincimento, avrebbe potuto illustrare. Invece, ha scelto il silenzio”.
Ora che Giuffrida dice che è tutto regolare, c’è da sperare che se ne convinca anche il Cavaliere. E, visto che non ha nulla da nascondere, ritrovi la favella. Altrimenti si verrebbe a creare una situazione davvero curiosa: un funzionario della Banca d’Italia sa dove Berlusconi ha preso i soldi, e Berlusconi non lo sa.
PS. La Corte d’appello di Milano ha appena condannato a 2 anni Dell’Utri per tentata estorsione mafiosa insieme al capomafia di Trapani Vincenzo Virga ai danni dell’imprenditore Garraffa, che rifiutava di pagare un credito non dovuto di 750 milioni, per giunta in nero. Poco prima di mandargli il boss, Dell’Utri lo avrebbe avvertito con queste parole: “Abbiamo uomini e mezzi capaci di farle cambiare idea”. Così, a puro titolo di cronaca. 29 Luglio 2007 L’Unità

…E schiava di Roma Iddio la creò…

Non è bastato che i fascisti tornassero al governo, adesso ci si mette anche Bossi a confermare il sospetto che l’Italia sia un paese di pagliacci. Domenica al congresso della lega veneta, durante l’inno di mameli, alle parole “e schiava di Roma Iddio la creò”, il leader dalla lega nord ha avuto il coraggio di alzare il dito medio, fregandosene dei milioni di soldati morti per rendere unita l’ Italia e per mantenerla tale, e dei partigiani che sventolando il tricolore combattevano contro i fascisti e i nazisti. Per Bossi la storia non è nulla, tutti morti nei campi di battaglia non sono nessuno; per lui Garibaldi, che ha cacciato i Borboni e unito il regno delle due sicilie al resto d’Italia, doveva morire, perchè ha accollato il peso del sud alla “onnipotente e importantissima” padania. Le reazioni del mondo politico verso questo gravissimo gesto sono state nulle. Si è parlato dei soliti modi “un po bruschi” di Bossi, si è detto “lasciatelo perdere, sapete com’è”, e altre cavolate del genere. I telegiornali hanno minimizzato l’accaduto, parlando di altre cose, come “i gusti più strani dei gelati” (studio aperto, italia1), la morte della 16enne a causa di una pasticca di ecstasy, con allegate varie interviste in diretta di tutti i professori delle facoltà di medicina d’Italia (tg4, telegiornale abusivo del fido Emilio Fede), ecc..  Nel 2007 la Cassazione ha anche confermato la condanna del senatur per vilipendio alla bandiera, anche se Bossi non rischia il carcere, perché il reato è stato depenalizzato e non prevede solo una sanzione pecuniaria. Per confermare la grande stima verso il mezzogiorno, ministro delle riforme si è detto scandalizzato dall’ istruzione che viene data ai bambini padani da insegnanti meridionali; c’entrerà qualcosa il fatto che il figlio di Bossi sia stato bocciato per la seconda volta all’esame di maturità? Non lo sappiamo, ma di una cosa siamo certi: azioni del genere non andrebbero mai commesse da nessuno, in particolar modo da un ministro. Ma questa non è la prima volta che qualche esponente della lega nord ha atteggiamenti del genere verso una parte del popolo italiano, e non è la prima volta che i giornali e i politici, persino il presidente della repubblica, minimizzano avvenimenti di questo tipo. Adesso basta!

Grazie di tutto!

 

Ieri a si è tenuta la commemorazione dei due magistrati più famosi d’Italia a 15 anni dalla loro morte: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Questi due giudici, insieme ad altri collaboratori, hanno lottato contro cosa nostra e i sui membri, e ne hanno pagato le conseguenze. Loro volevano incarcerare i membri di questa organizzazione mafiosa, e tentare di liberare l’Italia da questa piaga, che ormai affligge il nostro paese da tanto, troppo tempo. Loro volevano che in futuro non dovessero succedere le cose che succedevano allora. Più semplicemente loro volevano giustizia, per tutte le persone che avevano sofferto e continuano a soffrire a causa della mafia. Hanno lottato contro cosa nostra, e per questo hanno perso la vita, nel modo più barbaro che possa esistere e che solo l’uomo può adoperare: uccisi col tritolo. Tonnellate di tritolo arrivati in Sicilia solo per loro. Con la giornata dedicata a questi due uomini, volevamo tenere vivo il loro ricordo, ora come 15 anni fa. Ma un fatto, che ormai dura da troppi anni, non ha fatto altro che infangare la loro memoria: ieri in piazza, le istituzioni che ricordavano Falcone e Borsellino erano le istituzioni contro cui loro avevano combattuto. A commemorarli c’erano politici mafiosi, corrotti, e chi più ne ha più ne metta. Contro la loro memoria, gli italiani hanno mandato al governo le persone contro cui questi magistrati hanno lottato e a causa dei quali sono morti. Ogni giorno, uomini del genere hanno il coraggio di vantarsi del loro titolo di presidenti, di onorevoli, ecc. ecc.. Loro hanno lottato, ma adesso tocca anche a noi. Non possiamo aspettare che arrivino altri due uomini, che si presentino dicendo: “buon giorno, da oggi iniziamo le inchieste e speriamo di non fare la stessa fine dei nostri predecessori”. L’Italia è degli italiani, e noi dabbiamo tentare in tutti modi di rendere questo paese migliore, un paese di cui vantarsi.

GRAZIE PAOLO, GRAZIE GIOVANNI.

Brunetta contro fannulloni e assenteismo

 

Dopo l’annuncio del ministro Brunetta, che intende penalizzare gli assenteisti e i fannulloni del servizio pubblico con detrazioni dallo stipendio o addirittura il licenziamento, c’è chi è già disposto a recarsi in barella al lavoro, pur di non vedere il proprio guadagno mensile diminuire. Agli ammalati che non si recheranno sul posto di lavoro, anche per un solo giorno, verrà effettuato il controllo da parte del medico fiscale, che accerterà la reale condizione fisica. Nessuno però dice che una visita fiscale costa intorno ai 25 €, mentre la detrazione dallo stipendio dell’ “assenteista” sarà di circa 10€. Qualcuno avrà avvertito Brunetta di questo particolare? Le reazioni dei lavoratori sono state unanime: si parla di diritti dei lavoratori non rispettati, ecc. . L’ epicentro della protesta è stato proprio il sito del ministero della funzione pubblica, che in poche ore ha visto aumentare a dismisura il numero dei commenti espressi in merito alla vicenda. Ma se l’ intento della riforma è combattere l’assenteismo nell’ amministrazione pubblica, in questa saranno compresi anche quei lavoratori che ogni mattina si recano a palazzo madama (senato) e montecitorio (camera), o no? No. I nostri parlamentari, almeno alcuni, che si recano sul posto di “lavoro” solo in casi eccezionali (votare la fiducia a un governo in bilico, l’ immunità parlamentare ecc.), non risentiranno di questa normativa.

Per dare un idea dei numeri riguardanti le assenze di alcuni parlamentari ecco una classifica (top 20) dei più e dei meno presenti in camera e senato: http://www.ilsole24ore.com/includes2007/speciali/tools/assenteismo-parlamentare/assenteismo-parlamentare.shtml

Questa classifica deriva da una fonte de “il sole 24 ore”, e riguarda la scorsa legislatura. Come si nota i due primi classificati tra i più assenti sono Silvio Berlusconi per la camera, con il 98,5 % di assenze, e Marcello Dell’utri per il senato con il 41,1 %

Non si conoscono i motivi delle loro assenze, ma visti i 18.000 € (minimo) di stipendio mensile, si gradirebbe almeno la presenza, non dico la partecipazione, ma almeno la presenza alle udienze giornaliere.

La costituzione? Solo una formalità.

Da qualche tempo non si parla d’altro che della riforma della giustizia. Sarebbe meglio meglio chiamarla “riforma anti giustizia”. Il parlamento invece di occuparsi dei problemi di un paese in recessione come l’ Italia, non ha fatto altro che varare provvedimenti a favore di Berlusconi, per evitare che venga processato e quindi condannato per i vari reati da lui commessi.

l’aticolo n° 3 dalla costituzione italiana dice che :

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Con il lodo Alfano, meglio conosciuto come salva premier, 4 cittadini, presidente della repubblica,del consiglio (Berlusconi),della camera e del senato, saranno più uguali degli altri, non saranno più processabili. E questo solo per impedire che Belusconi venga condannato nel processo Mills, nel quale è imputato per corruzione giudiziaria. 

Questa legge va contro quello che sta scritto nell’articolo n° 3 della costituzione.

Da ora in poi dietro i giudici nelle aule dei tribunali, alla scritta “la legge è uguale per tutti”, sarà aggiunto “esclusi Napolitano Giorgio, Berlusconi Silvio, Fini Gianfranco, Schifani Renato”.

Bella soddisfazione per noi poveri cittadini.

Il giornale.it

Propongo un articolo scritto su “ilgiornale.it” da un uomo che si vuole definire un giornalista, tale Filippo Facci. Questo articolo è intitolato “Di Pietro,il predicatore che razzola sempre male”. Come si intuisce dal titolo, questo “giornalista” non ha molta stima dell’ ex PM. Vi ricordo che “il giornale” era stato fondato Montanelli, ma in seguito fu acquistato dalla famiglia Berlusconi. Vi auguro una buona lettura: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=276326

Segnali dall’estero

Il 7 Luglio, nel corso del G8, è stata consegnata una biografia a ogni presidente di stato, nella quale venivano descritti i lider degli altri paesi presenti alla riunione. Da quanto emerso pare che nella pagina dedicata a Berlusconi fossero riportate i fattori che lo hanno portato ad essere presidente del consiglio. La biografia è riportata di seguito: 

«Il premier italiano è stato uno dei più controversi leader nella storia di un paese conosciuto per corruzione governativa e vizio – si legge nel profilo -. Principalmente un uomo d’affari con massicce proprietà e grande influenza nei media internazionali. Berlusconi era considerato da molti un dilettante in politica che ha conquistato la sua importante carica solo grazie alla sua notevole influenza sui media nazionali finché non ha perso il posto nel 2006». La biografia pubblicata sul ‘press kit’ non si ferma qui: «Odiato da molti ma rispettato da tutti almeno per la sua ‘bella figura’ (in italiano nel testo) e la pura forza della sua volontà – afferma la biografia – Berlusconi ha trasformato il suo senso degli affari e la sua influenza in un impero personale che ha prodotto il governo italiano di più lunga durata assoluta e la sua posizione di persona più ricca del paese». La biografia di Berlusconi, che cita anche il fatto che da ragazzo «guadagnava i soldi organizzando spettacoli di marionette per cui faceva pagare il biglietto di ingresso», ricorda che il futuro premier italiano mentre studiava legge a Milano «si era messo a vendere aspirapolvere, a lavorare come cantante sulle navi da crociera, a fare ritratti fotografici e i compiti degli altri studenti in cambio di soldi».

La Casa Bianca avrebbe prelevato la biografia di Berlusconi dalla ‘Encyclopedia of World Biography’ che risulta aggiornata al mese scorso.

11 – 07 – 08: Il ministero dell’interno spagnolo critica la stampa italiana, accusandola di aver dato troppo spazio alla scomparsa della ragazza italiana a liore de mar, per evitare di parlare dei guai giudiziari di Berlusconi, la cui udienza per il processo Mills, in cui è imputato per corruzione di testimone, si stava tenendo in quei giorni.

Segnali di dissenso verso Berlusconi stanno arrivando,anche se in modo molto lieve, da tutto il mondo. Questo significa che non siamo soli a combattere contro questo governo, che non ha fatto altro che occuparsi dell’ immunità giudiziaria per il suo presidente, invece che pensare a risanare uno stato in recessione,quale è l’Italia.

Speriamo bene…

La “blocca processi”

la dea della giustizia

Ecco un elenco completo di tutti i processi riferiti a crimini commessi prima del Giugno 2002, che sono stati bloccati con la norma chiamata “blocca processi” o,dai più informati, ”salva premier”. Con questo provvedimento si fermeranno per un anno (con possibilità di proroga per un ulteriore anno) tutti i processi per “REATI MINORI”, così come sono chiamati dalla televisione:

 

- aborto clandestino
- abuso d’ufficio
- adulterazione di sostanze alimentari
- associazione per delinquere
- bancarotta fraudolenta
- calunnia
- circonvenzione di incapace
- corruzione
- corruzione giudiziaria (è quella per cui Silvio Berlusconi ha fatto questo decreto)
- detenzione di documenti falsi per l’espatrio
- detenzione di materiale pedo-pornografico
- estorsione
- falsificazione di documenti pubblici
- frodi fiscali
- furto con strappo
- furto in appartamento
- immigrazione clandestina(“pensate, dopo tutte le menate che fanno con la storiadell’immigrazione clandestina, adesso sospendono i processi” – MarcoTravaglio)
- incendio e incendio boschivo
- intercettazioni illecite
- maltrattamenti in famiglia
- molestie

- omicidio colposo per colpa medica
- omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata (“tutti quelli che stendono la gente per la strada ubriachi, bene quelli non li si processa” – Marco Travaglio)
- peculato
- porto e detenzione di armi anche clandestine
- rapina
- reati informatici
- ricettazione
- rivelazioni di segreti d’ufficio
- sequestro di persona
- sfruttamento della prostituzione
- somministrazione di reati pericolosi
-
stupro e violenza sessuale
- traffico di rifiuti
- truffa alla Comunità Europea
- usura
- vendita di prodotti con marchi contraffatti
- violenza privata

Questo provvedimento può essere,anzi DEVE essere considerato come un nuovo indulto, che blocca 100.000 processi per salvare una sola persona, BERLUSCONI, dal reato di corruzione giudiziaria da lui commesso e per cui è imputato nel processo “Mills”.

SE QUESTA SI PUO DEFINIRE GIUSTIZIA…

Come la pensano all’estero…su Berlusconi

pagina iniziale dell\' Economist

Riporto cosa è stato scritto sul Financial Times il 26 – 06 – 2008 in merito alla legge “blocca processi” (e non solo):

Oh no, non ancora.
Ancora una volta il focus di Berlusconi è sé stesso e non gli italiani.
Silvio Berlusconi è in carica in Italia da 50 giorni. Guardare il suo nuovo governo in azione è un po’ come mettersi a sedere per guardare un cattivo vecchio film ancora una volta. Quando il leader di Forza Italia governò l’Italia dal 2001 al 2006, spese troppo tempo a legiferare per proteggere sé stesso dai procedimenti giudiziari e troppo poco per riformare l’economia italiana. E’ presto per dare giudizi definitivi, naturalmente. Ma l’ultima prova di governo di Berlusconi assomiglia già a un altro film dell’orrore.
Ancora una volta, il settantunenne primo ministro sta spendendo molta della sua energia politica per fare leggi che lo proteggano dai pubblici ministeri italiani. Vuole fare approvare una legge che sospenderebbe per un anno molti processi per i quali è prevista una condanna inferiore ai 10 anni. Se la legge sarà approvata verrà affondato il processo previsto per l’inizio del mese prossimo nel quale Berlusconi è accusato di aver pagato 600.000 dollari al suo avvocato inglese, David Mills. L’opposizione ha soprannominato la legge: “salva premier”.
Berlusconi non si ferma qui.
Sta anche cercando di introdurre una legge che garantirebbe l’immunità dai processi alle principali cariche dello Stato, inclusa la sua. Una tale legge sarebbe impensabile nella maggior parte degli Stati occidentali ed è stata giudicata incostituzionale dalla Corte costituzionale quando Berlusconi cercò di introdurla nel 2004. Ora che è ritornato, Berlusconi ci prova un’altra volta.
Tutto questo sarebbe di modesto interesse se Berlusconi spendesse la stessa quantità di energia per riformare la declinante economia italiana. Ma anche qui le paure stanno crescendo. L’ultima volta che ebbe il potere, uno de peggiori errori di Berlusconi fu di lasciare fuori controllo il deficit italiano e la spirale dei debiti. Ci si interroga se stiamo per rivedere la stessa situazione.
Il governo Berlusconi ha introdotto una previsione finanziaria con una crescita del deficit pubblico dall’1,9% del prodotto interno lordo del 2007 al 2,5% del 2008. La crescita può essere giustificata dalla bassa crescita economica; ma non si sono ancora segnali che questo governo stia mantenendo una stretta presa sulla spesa pubblica.
Per la salute dell’Italia, le cose devono migliorare da qui. Il Paese ha una delle crescite più basse nell’area dell’euro. C’è bisogno di un governo serio e responsabile per invertire il processo economico. Ieri Berlusconi ha detto che i pubblici ministeri italiani lo hanno costretto a un “Calvario” senza fine. Ma l’unico “Calvario” sofferto in questa storia è quello sopportato dall’Italia, che ha bisogno di una drammatica inversione di tendenza delle sue fortune politiche ed economiche.”

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