Ieri a si è tenuta la commemorazione dei due magistrati più famosi d’Italia a 15 anni dalla loro morte: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Questi due giudici, insieme ad altri collaboratori, hanno lottato contro cosa nostra e i sui membri, e ne hanno pagato le conseguenze. Loro volevano incarcerare i membri di questa organizzazione mafiosa, e tentare di liberare l’Italia da questa piaga, che ormai affligge il nostro paese da tanto, troppo tempo. Loro volevano che in futuro non dovessero succedere le cose che succedevano allora. Più semplicemente loro volevano giustizia, per tutte le persone che avevano sofferto e continuano a soffrire a causa della mafia. Hanno lottato contro cosa nostra, e per questo hanno perso la vita, nel modo più barbaro che possa esistere e che solo l’uomo può adoperare: uccisi col tritolo. Tonnellate di tritolo arrivati in Sicilia solo per loro. Con la giornata dedicata a questi due uomini, volevamo tenere vivo il loro ricordo, ora come 15 anni fa. Ma un fatto, che ormai dura da troppi anni, non ha fatto altro che infangare la loro memoria: ieri in piazza, le istituzioni che ricordavano Falcone e Borsellino erano le istituzioni contro cui loro avevano combattuto. A commemorarli c’erano politici mafiosi, corrotti, e chi più ne ha più ne metta. Contro la loro memoria, gli italiani hanno mandato al governo le persone contro cui questi magistrati hanno lottato e a causa dei quali sono morti. Ogni giorno, uomini del genere hanno il coraggio di vantarsi del loro titolo di presidenti, di onorevoli, ecc. ecc.. Loro hanno lottato, ma adesso tocca anche a noi. Non possiamo aspettare che arrivino altri due uomini, che si presentino dicendo: “buon giorno, da oggi iniziamo le inchieste e speriamo di non fare la stessa fine dei nostri predecessori”. L’Italia è degli italiani, e noi dabbiamo tentare in tutti modi di rendere questo paese migliore, un paese di cui vantarsi.
GRAZIE PAOLO, GRAZIE GIOVANNI.






